Riaperto il capitolo dei condoni edilizi


di Settimo Claudio De Pasquale - APPC - Città metropolitana di Catania

Il Governo ha riaperto il capitolo dei condoni edilizi, puntando su un doppio binario: la riattivazione delle vecchie sanatorie del 1985 e del 2003 e l’introduzione di una nuova finestra per regolarizzare abusi edilizi minori fino al 30 settembre 2025.

La manovra in discussione al Senato si presenta come un intervento di portata nazionale, con l’obiettivo di chiudere migliaia di pratiche rimaste sospese e di alleggerire il carico amministrativo dei Comuni. La proposta prevede che entro il 31 marzo 2026 gli enti locali debbano rilasciare i titoli edilizi in sanatoria, senza che siano previsti strumenti sanzionatori o supporti tecnici aggiuntivi. Si tratta di un termine perentorio che mira a smaltire l’arretrato e a dare certezza ai cittadini che da anni attendono una risposta.

Le opere interessate non riguardano nuove costruzioni, ma interventi di natura accessoria e pertinenziale: balconi, logge, tettoie, portici, piccoli ampliamenti e ristrutturazioni leggere. In questo senso, la nuova disciplina si ispira al primo condono del 1985, ma con una finestra temporale aggiornata che arriva fino all’autunno 2025. Parallelamente, la riapertura del condono del 2003 assume un valore particolare per la Campania, regione che all’epoca non recepì integralmente la normativa nazionale, lasciando migliaia di domande sospese nonostante il pagamento delle oblazioni. Ora, con una legge regionale, si potrebbe puntare a sanare quelle situazioni rimaste nel limbo, con la possibilità che lo schema venga replicato anche altrove.

Un elemento di novità riguarda gli immobili sottoposti a vincolo paesaggistico successivamente alla loro realizzazione: in questi casi la sanatoria sarebbe possibile previo parere delle Soprintendenze, aprendo la strada a un modello normativo che potrebbe uniformare la gestione delle sanatorie edilizie su scala nazionale. Restano escluse le aree di inedificabilità assoluta e i vincoli più stringenti, come quelli idrogeologici e ambientali già previsti dalle leggi precedenti.

La misura si intreccia inoltre con le politiche di rigenerazione urbana: gli immobili regolarizzati potrebbero accedere agli incentivi fiscali e urbanistici finora negati, anche, dalle sentenze della Corte costituzionale. In questo modo, il condono non si limiterebbe a sanare il passato, ma diventerebbe uno strumento per favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente, integrandosi con la pianificazione territoriale e con le strategie di fiscalità locale.

Il dibattito politico è acceso: da un lato si sottolinea la necessità di dare certezza giuridica e di chiudere pratiche rimaste sospese da decenni; dall’altro si teme che l’ennesima sanatoria possa indebolire il principio di legalità urbanistica e incentivare nuove irregolarità. Resta il fatto che, se approvata, la norma ridisegnerà il quadro delle regolarizzazioni edilizie in Italia, con effetti rilevanti sia sul piano amministrativo che su quello sociale ed economico.

Commenti

Post popolari in questo blog

Ante ’67 e onere della prova: perché l’interpretazione dominante non convince (e cosa dice davvero la legge)

Perché oggi essere piccoli proprietari è diventato un percorso a ostacoli — e cosa chiediamo come APPC‑Catania

Abusi edilizi e istanza Salva Casa: effetti sul procedimento e riapertura dei termini