Commissione Europea: 75 raccomandazioni per costruire una vera politica comune della casa

La Commissione europea ha ricevuto un pacchetto di 75 raccomandazioni per costruire una vera politica comune della casa, con l’obiettivo di arrivare entro il 2030 a garantire il diritto universale all’abitare e superare il fenomeno dei senzatetto.

Il documento, elaborato dall’Housing Advisory Board e consegnato al commissario Dan Jørgensen, rappresenta un passaggio cruciale verso l’adozione dell’Affordable Housing Plan entro dicembre 2025. L’impianto delle proposte non si limita a indicazioni tecniche: mira a ridefinire il ruolo dell’abitazione come infrastruttura sociale essenziale, al pari di reti energetiche e trasporti.

Le raccomandazioni insistono sulla necessità di un “good planning” integrato, capace di coniugare espansione edilizia, rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale. La priorità è data al recupero dei tessuti esistenti, alla densificazione e alla valorizzazione di spazi sottoutilizzati, piuttosto che alla creazione di nuove periferie. In questo quadro, trovano spazio le tecnologie costruttive moderne (MMC), basate su prefabbricazione e componenti offsite, che promettono tempi rapidi e maggiore efficienza energetica.

Sul piano finanziario, il Board propone strumenti innovativi: housing bonds garantiti dagli Stati membri, fondi di risparmio dedicati all’edilizia pubblica e l’utilizzo dei fondi di coesione europei. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da capitali speculativi e favorire investimenti “pazienti”, orientati alla stabilità e alla sostenibilità. In altre parole, si punta a un modello che contrasti la finanziarizzazione del mercato immobiliare e restituisca centralità al valore sociale della casa.

Il documento sottolinea anche la dimensione di governance multilivello, che deve coinvolgere istituzioni comunitarie, Stati membri, enti locali e operatori pubblici e privati. La casa diventa così terreno di convergenza tra politiche sociali, ambientali ed economiche, con un approccio ispirato al modello “Housing First”, già sperimentato con successo in diversi Paesi europei.

La portata di queste raccomandazioni è duplice: da un lato, fissano obiettivi concreti come l’eliminazione dei senzatetto entro il 2030; dall’altro, aprono la strada a un dibattito europeo sulla casa come diritto fondamentale, non più subordinato alle logiche di mercato. Per l’Italia e per i piccoli proprietari, questo percorso rappresenta un’occasione per ripensare strumenti di sostegno, politiche fiscali e modelli di rigenerazione urbana, in linea con la transizione ecologica e con le esigenze di inclusione sociale.

In sintesi, il report del Board non è solo un elenco di proposte: è un invito a considerare l’abitare come pilastro della coesione europea, con ricadute dirette sulla qualità della vita, sulla competitività delle città e sulla stabilità delle comunità.

Commenti

Post popolari in questo blog

Ante ’67 e onere della prova: perché l’interpretazione dominante non convince (e cosa dice davvero la legge)

Perché oggi essere piccoli proprietari è diventato un percorso a ostacoli — e cosa chiediamo come APPC‑Catania

Abusi edilizi e istanza Salva Casa: effetti sul procedimento e riapertura dei termini