Contratti di locazione non registrati: la Cassazione conferma nullità e canone ricondotto ai valori concordati
di Settimo Claudio De Pasquale
Presidente APPC – Associazione Piccoli Proprietari Case Catania
Con l’ordinanza n. 16891 del 2025, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale per migliaia di proprietari e inquilini: la validità e gli effetti dei contratti di locazione abitativa non registrati.
La Suprema Corte ha ribadito che la mancata registrazione rende nullo il contratto, ma ciò non comporta automaticamente la cessazione del rapporto. Infatti, in applicazione dell’art. 13 della legge 431/1998, come modificato dalla legge 208/2015, il canone e la durata vengono ricondotti ex lege ai parametri dei contratti a canone concordato locali, stabiliti negli accordi territoriali tra associazioni di proprietari e inquilini.
Le conseguenze pratiche
Questo orientamento produce conseguenze economiche rilevanti:
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Riduzione del canone: se il contratto prevedeva un importo superiore a quello dei canoni concordati, il conduttore ha diritto a versare solo l’importo ridotto.
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Restituzione delle somme eccedenti: il giudice può disporre che il proprietario restituisca al conduttore quanto pagato in più.
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Applicazione estesa: la disciplina riguarda non solo i contratti “4+4”, ma anche quelli transitori e per studenti universitari.
Una scelta di politica legislativa
Questa impostazione normativa e giurisprudenziale nasce da una logica chiara: contrastare l’evasione fiscale e tutelare la parte debole del rapporto, l’inquilino. Tuttavia, non si possono ignorare gli effetti penalizzanti per i proprietari che, spesso per leggerezza o disinformazione, omettono l’adempimento della registrazione.
La conseguenza è che il locatore, oltre a subire la nullità del contratto, rischia di vedersi ridurre drasticamente il canone e di dover restituire somme già incassate. Un effetto che può trasformare la mancata registrazione in un vero e proprio “boomerang” economico.
Il ruolo dell’APPC
Allo stesso tempo, è importante che i canoni concordati riflettano in maniera equilibrata le dinamiche reali del mercato locale, altrimenti si rischia di scaricare sui piccoli proprietari l’intero peso della lotta all’evasione.
APPC è organizzazione abilitata per la vidimazione dei contratti a canone concordato, che consentono la tassazione agevolata al 10% (cedolare secca).

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